Gli struffoli

Gli struffoli

Sapete, che gli struffoli, croccanti e morbidi, sono stati da sempre considerati il torrone dei poveri, perché, in occasione delle festività, tutti coloro che non potevano acquistare il classico torrone fatto con le mandorle, le nocciole e il miele, ricorrevano alla preparazione appunto degli struffoli, per ingannare il palato ??

In comune le due preparazioni hanno, comunque, tra gli ingredienti entrambe il miele, la sostanza preziosa, conosciuta come il nettare degli dei, legata alla mitologia e anche alla cultura pagana, sostentamento delle creature dell’Olimpo, simbolo di rinnovamento e di immortalità: il miele, infatti, secondo Karoly Kerenyi, nel suo scritto su Dioniso, fa riferimento alla dolcezza e alla lucentezza del miele e la paragona a quella del Sole e dell’oro, indicando, così, il cibo degli Dei.

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Gli struffoli, i dolci simbolo della tradizione natalizia del Sud Italia, hanno in realtà alle spalle millenni di vita: già i Greci, infatti, li chiamavano “Lukumates” (ghiottonerie) e l’etimologia del loro nome, sembra, che sia derivata dal greco “strongoulos” (στρογγύλος), ossia rotondo, ad indicare delle piccole palline fatte con farina, zucchero e uova, fritte in abbondante olio e condite con miele di millefiori, poi importate nel Golfo di Napoli dai tempi di Partenope.

Le testimonianze più antiche sugli struffoli risalgono, invece, al Latini e al Nascia – gli autori di due famosi trattati di cucina pubblicati nel 1600 – che, per primi, hanno citato questi dolci, che venivano preparati esattamente seguendo quella, che sarebbe poi stata tramandata come la ricetta delle monache napoletane del convento della Croce di Lucca , edificato a Napoli intorno al 1537 con il ricavato delle offerte raccolte a Lucca da Sebastiano Puccini e alle quali si deve la ricetta originale, trasmessa a noi, fino ad oggi, nel corso dei secoli.

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Fu poi “il padre di Cesare Fragalà ad aggiungere alle sfogliatelle, anche tutte le altre specialità dolci che si mangiano a Napoli in tutte le feste dell’anno : la pasta di mandorle o pasta reale a Natale; il sanguinaccio a carnevale; il biscotto quaresimale, in quaresima; il mustacciuolo e la pastiera a Pasqua; l’osso di morto, fatto di mandorle e zucchero candito, il giorno dei Morti; il torrone, per la festa di San Martino; e ancora tante altre, la croccante, gli struffoli, il sosamiello, tutti i dolci partenopei, a base di molte mandorle, di molto zucchero, di molto cioccolatte, dolci squisiti al palato e grevi allo stomaco, ma che sono la delizia della folla napoletana e che vanno in provincia, ogni festa, a cassette, a casse, a cassoni, a vagoni” secondo il dettagliato elenco di specialità dolciarie partenopee che venne offerto nel 1890, sulle pagine del Mattino di Napoli, da Matilde Serao, in occasione della pubblicazione del suo romanzo a puntate Il paese di Cuccagna.

“Gli struffoli – infine secondo quanto scrive Jeanne Carola Francesconi – sono un onesto dolce, non più che piacevole e buono e senza spiccato sapore, ma uno dei dolci più cari al cuore di noi napoletani, perché il rito vuole che non manchino mai il giorno di Natale” e a questa ricetta ho scelto di ispirarmi anche io, per preparare, come da tradizione, i miei struffoli. Perché, in fondo, non c’è Natale senza struffoli !!

La Cuoca Galante – Food blogger Napoli

Fonti bibliografiche:

– http://www.treccani.it/lingua_italiana/articoli/parole/cicerchiata.html
– Jeanna Carola Francesconi – La Cucina Napoletana – Newton Compton Editori

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